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domenica 12 settembre 2010

- The Skeleton Key

Genere: Horror, Thriller

Nazionalità Statunitense - Anno 2005
Regia: Iain Softley
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Scenografia: John BeardFotografia: Dan Mindel
Musiche: Ed Shearmur

Attori: Kate Hudson, Gena Rowlands, Peter Sarsgaard, John Hurt, Joy Bryant

- Trama e Recensione
Sud America, zona della Lousiana.
Una giovane infermiera, Caroline Ellis, si reca per lavoro in una grande villa isolata circondata da rigogliosa vegetazione e inquietanti paludi. L’abitazione ha un aspetto sinistro, come pure i due anziani padroni di casa, Violet e Ben. Proprio di quest’ultimo Caroline si deve occupare, a causa di un ictus non è più autosufficiente, costretto su una sedia a rotelle, ha bisogno di una persona competente in campo infermieristico che si occupi di lui a tempo pieno.
Non è il massimo dell’allegria restare tra queste mura, ma per Caroline è anche un modo per lasciarsi dietro una difficile realtà cittadina e poi sente una gran pena per il vecchio Ben, sa che gli restano pochi mesi di vita e nei suoi sguardi pieni di disperazione legge un’immensa richiesta d’aiuto. Gli ricorda suo padre e Dio solo sa quanto la cosa la faccia star male! Per il senso di colpa che le inonda l’anima, ogni volta che dolorosi, indelebili ricordi riaffiorano. 
A volte teme di diventare pazza, ma forse è solo il posto che ispira stani pensieri, c’è qualcosa di enigmatico nell'enorme casa di ben trenta stanze, comunica un’inspiegabile e sgradevole sensazione di pericolo.
C’è una sola chiave che apre tutte le porte, meno che una, alla quale è vietato accedere, quali segreti nasconde? Perché poi tutti gli specchi sono stati tolti?


- La prima parte del film scorre abbastanza lenta, in una location che alterna i colori vivaci della natura, al tetro di una vecchia villa dall’aspetto fatiscente.
L'atmosfera inquietante viene subito trasmessa da queste scene, dalle sapienti riprese che si allargano sul posto un po’ sperduto, comunicando il senso d'isolamento in cui ci si trova. In tal contesto serioso, Kate Hudson, con il suo personaggio Caroline, porta una nota di leggerezza e freschezza. Attraverso la sua curiosità e il bisogno di riscattare in qualche modo un senso di colpa nei confronti del padre, la sceneggiatura ci porta poi ad affrontare delle tematiche ben più profonde e nascoste, tra queste, l'amore filiale più forte di ogni cosa, la paura della vecchiaia, del tempo che passa, della bellezza che sfiorisce.
- "Se ti soffermi a pensare troppo al tempo che ti rimane non pensi più a vivere" (citazione del film).
Su tutto, un alito malsano di superstizione, rende cieca la realtà, aleggia sulle cose e sulle persone, deformandone la percezione del mondo. Il regista punta anche su questo per coinvolgere lo spettatore. Crederci o non crederci, dove finisce l'esagerazione e dove comincia il possibile?
- “L'importante è non crederci, perchè se ci credi tutto si avvererà” (citazione del film).
Fantasticherie deliranti, o veramente la suggestione può piegare la mente umana, fino a condizionare e rendere visibile l'invisibile e possibile l'impossibile?
Chi ama i contenuti splatter rimarrà deluso. Qui la paura non è trasmessa artificialmente con macabri effetti speciali, ma con cose più semplici e non meno efficaci, come ad esempio una porta semichiusa sapientemente inquadrata e da cui si teme che da un momento all'altro possa sbucare qualcosa di brutto, da uno specchio mostrato per un attimo e che si guarda con sgomento, con la paura di vederci qualche sinistra ombra riflessa o ancora dalla scura zona della palude, foriera di mille pericoli.
La trama si avvale maggiormente delle atmosfere create dalle scenografie cupe, dominate spesso da temporali o dalla rigogliosa e invasiva natura che acuisce il senso d’isolamento. Il mistero è poi creato e mantenuto costante, anche grazie alle inquadrature delle enormi stanze e dalle musiche o dai silenzi che fanno da colonna sonora. 
Una buona prova recitativa degli attori fa il resto. A tal proposito come non citare John Hurt, che in modo magistrale, è riuscito a creare un alone inquietante attorno al suo personaggio, senza mai (per esigenze di copione) poter fare un vero discorso!
Anche Gena Rowlands ha confermato la sua solita bravura nell'interpretare ruoli drammatici. Le atmosfere tetre del film sono rese ancor più ansiogene da una colonna sonora in gran parte costituita dalla musica di un'antica cantilena magica. 
Nel complesso una trama non eccezionale, ma che ha il pregio di non essere tanto prevedibile, in alcuni momenti sembra andare verso il thriller, in altri verso l'horror o il drammatico e viceversa. Il regista Iain Softley e lo sceneggiatore Ehren Kruger, hanno puntato molto sull’ultima parte del film, su un finale che sorprende, inquieta, lascia brividi lungo la schiena. Consiglio la visione.




4 commenti:

  1. ciao Tiziana, ogni tanto mi faccio un giretto per i blog ^___^. Buona fine domenica.

    PS: se hai piacere, vieni a dare un'occhiata al mio ultimo post. E' un appello di Mario 'sweetdumbo' sulla sclerosi multipla. Grazie. Ciaoooooo

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  2. Che bello, un blog simile al mio, abbiamo le stesse passioni :D

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  3. Ciao Tiziana, ecco il tipico film horror che io non amo, dove il finale ti porta verso una direzione che per me avrebbe dovuto seguire un altro senso ovvero quello della serenità nell'accettazione del tempo che passa. Il voler rimanere giovani a tutti i costi e il sentire di non riuscirci rende l'uomo più fragile aumentando la sua paura di essere inutile!

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  4. Il finale è spiazzante. E la sorpresa piace.

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